lunedì, 06 luglio 2009
Il segretario della Cei alla commemorazione di santa Maria Goretti
"Comportamenti gai e irresponsabili, gravi soprattutto quando coinvolgono minori"

I vescovi: "Libertinaggio non è affare privato"


I vescovi: "Libertinaggio non è affare privato"

Monsignor Mariano Crociata

LATINA - Lo sfoggio di un "libertinaggio gaio e irresponsabile" a cui oggi si assiste, non deve far pensare che "non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori": lo ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, in una omelia pronunciata a Le Ferriere di Latina in occasione di una celebrazione in memoria di Santa Maria Goretti.

"Assistiamo - lamenta il segretario della Cei - ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere".

Secondo monsignor Crociata, con un riferimento che appare in tutta evidenza diretto alle polemiche degli ultimi mesi che hanno coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, "nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio. Dobbiamo interrogarci tutti sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall'aver tolto l'innocenza a intere nuove generazioni. E innocenza vuol dire diritto a entrare nella vita con la gradualità che la maturazione umana verso una vita buona richiede senza dover subire e conoscere anzitempo la malizia e la malvagità. Per questa via - osserva il presule - non c'è liberazione, come da qualcuno si va blaterando, ma solo schiavizzazione da cui diventa ancora più difficile emanciparsi".

In proposito, mons. Crociata ha citato anche quanto detto di recente dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco: 'Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l'influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti".
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lunedì, 06 luglio 2009
IL COMMENTO / Berlusconi attacca i giornali stranieri
che si preparano a pubblicare altre foto scattate a Villa Certosa

Quell'incubo che tormenta il premier

di GIUSEPPE D'AVANZO


Quell'incubo che tormenta il premier

La prima pagina del Pais
che pubblicò alcune foto
scattate a Villa Certosa

ALLA vigilia del G8, con i Grandi della Terra attesi a Roma nelle prossime ore, Silvio Berlusconi riscrive nell'agenda dell'attenzione pubblica - non solo nazionale - i suoi incubi, la sua paura, l'ossessione per comportamenti che, da mesi, non può spiegare e giustificare se non mentendo. Il capo del governo mostra alla luce del sole, e ora anche impietosamente all'opinione pubblica internazionale, la sua vulnerabilità e l'abisso su cui pencola il suo destino politico.

Lo fa nel modo più ufficiale che si conosca. Con un comunicato di Palazzo Chigi. Poche righe che impartiscono ai media internazionali la stessa minacciosa lezione assegnata all'informazione nazionale. Lo si ricorderà: ai giornali italiani andava "chiusa la bocca". Costi quel che costi, anche la rovina economica preparata dall'invito agli imprenditori di non fornire più pubblicità, e quindi i necessari profitti, alle testate e ai gruppi editoriali che non rispettano la consegna del silenzio sugli scandali che vedono il premier mattatore unico e ambiguissimo.

Ora tocca a tutti gli altri media, quale che sia la loro nazionalità. Si preparano a pubblicare foto raccolte a Villa Certosa, avverte con indignazione Palazzo Chigi. Si preparano a nuovi racconti, altre cronache come se non dovesse essere questo il loro impegno verso il lettore. Con una tecnica che può essere convincente soltanto per un servizio pubblico televisivo sottomesso e servile come il nostro o per media di proprietà del capo del governo, la nota della presidenza del Consiglio parla di "menzogna", "fotomontaggi digitali", "manipolazioni", "morbosa campagna di stampa".
Consapevole delle tecniche di adulterazione abituali per i media che possiede o indirettamente controlla (il Tg1, su tutti), Berlusconi muove un attacco preventivo e intimidatorio nella presunzione che l'informazione internazionale ne rimanga intimidita e muta.

La mossa è politicamente catastrofica, per il capo del governo e per la reputazione del Paese che governa. Azzera con un solo gesto il tentativo di Giorgio Napolitano di superare il G8 (8/10 luglio) senza danni d'immagine al nostro Paese. Il calcolo di Berlusconi è clamorosamente miope, buono per un Paese che non conosce il conflitto d'interesse come il nostro, inefficace per un Occidente consapevole che una stampa libera è necessaria alla democrazia come un potere controllato da contrappesi. È facile attendersi che il comunicato di Palazzo Chigi più che congelare l'attenzione dei media internazionali, rafforzerà i loro sforzi per offrire alle opinioni pubbliche occidentali una rappresentazione più puntuale e documentata dell'uomo che governa l'Italia.

È questo che Berlusconi teme. È questo il suo angoscioso tormento - e d'altronde soltanto lui può essere consapevole di che cosa deve temere. Il capo del governo sa che non può rispondere a nessuna domanda che voglia verificare le sue narrazioni fantastiche. Si è illuso che i suoi dispositivi di dominio mediatico e politico del discorso pubblico fossero sufficienti per dissolvere nel nulla ogni legittimo interrogativo o addirittura la trama stessa della realtà.

Asini e corifei a parte, chiunque si è reso conto in questi mesi del paradigma berlusconiano, nel "caso veline" (le ragazze del presidente, "gingilli da esibire", conquistano senza alcun merito responsabilità pubbliche); nel "caso Noemi" (minorenni a Villa Certosa); nel "caso D'Addario" (prostitute a Palazzo Grazioli).

La tecnica è nota. Berlusconi nega con forza l'episodio che gli si contesta. Accusa chi non tace, o trucca i ricordi, di essere al soldo del suo "nemico" politico (anche Rupert Murdoch finisce nell'immaginoso calderone). Scatena l'intero sistema mediatico che controlla contro i malaccorti che hanno aperto la bocca. Inventa dal nulla testimoni e testimonianze che distruggono quei poveretti, con una accorta operazione di character assassination amplificata dai media della Casa o gregari per tendenza o passione.

Nel silenzio, chi ha avuto la decenza di raccontare quel che ha visto o ascoltato nelle residenze del governo, riceve nel suo appartamento la visita di stravaganti ladri o, una notte, un "pirata" prova a gettarlo fuori strada (accade alla D'Addario).

Questa scena, questi metodi possono funzionare in un Paese sempre più lobotomizzato nella sua scadente qualità democratica non nei sette Paesi i cui leader saranno presto ospiti in Italia. Berlusconi, consapevole forse che quanto finora emerso è soltanto una piccola parte delle sue condotte e abitudini, se ne renderà presto amaramente conto. Non era senza fondamento il vaticinio che il capo del governo avrebbe trascinato nel suo declino l'intero Paese. Il comunicato di Palazzo Chigi, che apre di fatto il G8, ne è la conferma. La prima.
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da repubblica.it
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domenica, 05 luglio 2009

Nuovo sciame sismico, l' allerta degli esperti

L' AQUILA - C' è un nuovo sciame sismico che incombe sull' Aquilae sull' imminente summit del G8. È in attività da 15 giorni. Questa nuova «sequenza» - secondo gli esperti della Protezione Civile- ha «aumentato il tasso di sismicità» (da 20 a 50 scosse al giorno) ed attivato un' area storicamente molto pericolosa.È tutto scritto in una relazione riservata che il Centro nazionale terremoti dell' Ingv (l' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ha inviato due giorni fa all' Ufficio rischio sismico della Protezione civile. L' epicentro è localizzato sui Monti Reatini, sempre sul versante aquilano, vicino il piccolo paese di Montereale, in una terra di confine tra Abruzzo, Lazio e Umbria. Nel dossier intitolato "Relazione sulla sequenza sismica di Montereale" si legge che siamo di fronte ad «un fatto nuovo» che «avviene al bordo meridionale dei massimi gradi di intensità del terremoto del 1703 (che fu devastante ndr)». «La sequenza (delle scosse, ndr) - prosegue la relazione - è localizzata a circa 10 chilometri a nord-ovest del settore settentrionale di quella aquilana (che ha provocato la scossa del 6 aprile, ndr)». Inoltre, «sia l' evento di 4.5 (di magnitudo, ndr) che il 3.9a Cittareale (nel Lazio, ndr) hanno aumentato il tasso di sismicità che era stato osservato a metà giugno, portando da una media di circa 20-30 scosse al giorno a 40-50». Anche se un aumento del tasso sismico non comporta necessariamente un aumento dell' intensità delle scosse. Ma nel piccolo paesino di Montereale c' è preoccupazione. Pochi giorni fa la Protezione Civile - dopo aver dichiarato nuovamente agibili quasi tutte le abitazioni del borgo - aveva provveduto a chiudere le tendopoli. La violenta scossa di giovedì sera (3.9) ha costretto i residenti a dormire in auto. Intanto ieri, un migliaio di persone, sotto la pioggia, hanno manifestato in città contro il decreto del governo per la ricostruzione. Cori contro Berlusconi e Bertolaso. Molti gli striscioni di protesta. Ai manifestantiè stato vietato l' ingresso nella tendopoli di piazza d' Armi per un' assemblea. «I lavori per il G8 procedono velocemente, mentre la ricostruzione vera, non quella delle casette provvisorie, è ferma» spiegano i comitati. -
GIUSEPPE CAPORALE
Il fantasma di Ciancimino dietro la ricostruzione post terremoto?


L’AQUILA. «I primi lavori del dopo terremoto sono andati a un imprenditore abruzzese in collegamento con prestanome che riciclavano, qui a Tagliacozzo, il "tesoro" di Vito Ciancimino».



E’ questa la notizia che qualche giorno fa era stata lanciata dalle pagine del quotidiano La Repubblica, in un articolo di Attilio Bolzoni. Ma il prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli ha assicurato che gli accertamenti e i controlli sono continui e non c’è nulla di cui temere.

Repubblica, però, ha ricostruito tutto l’intreccio di ditte, vincitori, amicizie e collegamenti che gettano così le prime ombre sulla ricostruzione della città.
Una ricostruzione che fin dal principio aveva creato preoccupazioni e perplessità, tanto che a vigilare sarà una commissione parlamentare antimafia.
Bolzoni fa il nome di Dante Di Marco, imprenditore di Carsoli di 70 anni, che si è aggiudicato l’appalto per le piattaforme di cemento di Bazzano dove sorgeranno le nuove case antisismiche, insieme all’associazione temporanea di imprese.
«La capogruppo», si legge nell’articolo di Repubblica, «era la "Prs, produzione e servizi srl" di Avezzano, la seconda ditta era la "Idio Ridolfi e figli srl" (anch'essa di Avezzano, sta partecipando anche ai lavori per la ristrutturazione per il G 8 dell'aeroporto di Preturo), la terza era la "Codisab" di Carsoli, la quarta era l'impresa "Ing. Emilio e Paolo Salsiccia srl" di Tagliacozzo e la quinta l'"Impresa Di Marco srl" con sede a Carsoli, in via Tiburtina Valeria km 70».

Dante Di Marco risulta inoltre socio fondatore della "Marsica Plastica srl" con sede a Carsoli, sempre in via Tiburtina Valeria km 70. «È questo il punto centrale della storia sul primo appalto del terremoto: un socio della "Marsica Plastica srl" ha praticamente inaugurato la ricostruzione», scrive Bolzoni.
«Quest'impresa, la "Marsica Plastica srl", è molto nota agli investigatori dell'Aquila e anche a quelli di Palermo. È nata il 22 settembre del 2006 nello studio del notaio Filippo Rauccio di Avezzano. Tra i soci di Dante Di Marco c'era l'abruzzese Achille Ricci, arrestato tre settimane prima del terremoto per avere occultato i soldi di Vito Ciancimino in un villaggio turistico a Tagliacozzo. C'era Giuseppe Italiano (il nome di suo fratello Luigi è stato trovato in uno dei "pizzini" del boss Antonino Giuffrè quando era ancora latitante), che è un ingegnere palermitano in affari di gas con Massimo Ciancimino. C'era anche Ermelinda Di Stefano, la moglie del commercialista siciliano Gianni Lapis, il regista degli investimenti del "tesoro" di Ciancimino fuori dalla Sicilia».
Ma sempre nell’articolo si riferisce che nello studio dello stesso notaio di Avezzano Filippo Rauccio, era stata costituita anche un'altra società, l'"Ecologica Abruzzi srl".
«Fra i suoi soci», scrive Bolzoni, «ci sono ancora alcuni della "Marsica Plastica srl" (la moglie di Lapis e il palermitano Giuseppe Italiano per esempio) e poi anche Nino Zangari, un altro imprenditore abruzzese arrestato il 16 marzo del 2009 per il riciclaggio del famigerato "tesoro" di don Vito».

Era il primo aprile di quest’anno quando la Guardia di Finanza arrivò a Zangari. L’inchiesta ruota proprio attorno al tesoro occulto di Ciancimino il cui denaro sarebbe stato riciclato anche a Tagliacozzo per realizzare il complesso turistico "La Contea" del valore di 2 milioni e mezzo.
Secondo gli inquirenti Zangari sarebbe stato l'intermediario di Gianni Lapis, avvocato tributarista di Palermo, presunto prestanome di Ciancimino il cui figlio Massimo avrebbe l'effettiva disponibilità dei beni, denaro e titoli azionari.

«TUTTO SOTTO CONTROLLO»

E se nell’articolo compaiono anche le rassicurazioni dell’imprenditore Di Marco («io quella gente non la conosco») anche il prefetto Franco Gabrielli ha cercato di placare gli animi.
«Al momento i contratti con le società che stanno realizzando le casette antisismiche all'Aquila non sono stati ancora stipulati», ha detto Gabrielli «per la semplicissima ragione che il dipartimento della Protezione civile vuole che i contratti siano fatti in conformità alle linee-guida stabilite dal decreto del Governo e il Dipartimento sta predisponendo i contratti in base alle disposizioni che sono state pubblicate. Qualora ci fossero delle situazione accertate di infiltrazioni non saremmo neppure in presenza di una rescissione perchè il contratto formalmente non e' stato ancora sottoscritto perchè prima di stipularlo bisogna accertare se il soggetto e' in condizioni di poter essere considerato contraente».
Le ditte che stanno lavorando, ha spiegato sempre il prefetto, operano a condizione che la società e gli accertamenti siano rispondenti a correttezza e a quello che la legge impone nei requisiti.
«Così ci siamo mossi fin dall'inizio; ci siamo mossi addirittura anticipatamente, non disponendo nemmeno dei provvedimenti formali e grazie a quelle persone e a quelle strutture che fin dall'inizio ci hanno messo a disposizione tutto quello che era necessario avere affinchè gli accertamenti fossero i più stringenti possibili».
Per quanto riguarda i controlli che vengono svolti sulle società per evitare infiltrazioni criminali, il Prefetto dell'Aquila ha spiegato che allo stato attuale ci sono due tipologie di controllo : un controllo preventivo, informale con il quale il dipartimento della Protezione civile comunica i nominativi delle società e poi una volta che le società risultano aggiudicatarie dell'appalto formalmente si chiedono le informazioni antimafia.
Laddove si sia verificato anche dopo i rilascio della certificazione antimafia una situazione che abbia in qualche modo reso palese la possibilità di infiltrazione, si rescinde il contratto.
Gabrielli ha poi spiegato che, nel caso specifico, e' in corso un'istruttoria, e la ditta sospettata partecipa ad una raggruppamento di impresa per un importo pari a 128 mila euro su 426 milioni di euro rappresentato dagli appalti del progetto "Case" per la costruzione di migliaia di casette antisismische.
«Questa somma ingente che il contribuente ha messo a disposizione di questo territorio - ha detto Gabrielli - deve essere spesa correttamente e non deve essere intercettati da organizzazioni criminali. Questo, però, significa che tutti devono essere messi in condizioni di partecipare per aggiudicarsi l'appalto. Dico questo - ha spiegato Gabrielli - perchè spesso dietro a società ci sono gli interessi dei lavoratori e dello loro famiglie. Fino a qualche giorno fa per una ditta, peraltro, anche importante del territorio, era stata bloccato tutto perchè c'era un nominativo sospetto. Se ci fossimo comportati con spensieratezza, con la quale molto spesso si dicono le cose, oggi questa ditta non avrebbe avuto l'appalto e non avrebbe potuto conseguire un profitto e molti di questi lavoratori non sarebbero stati in grado di percepire il salario. Abbiamo insistito; abbiamo fatto verifiche; abbiamo coinvolto diversi soggetti e alla fine - ha concluso - abbiamo scoperto che tutto quello che era stato scritto nei confronti di questa ditta non era vero».

a.l. 01/07/2009 14.26

L'ARTICOLO DI REPUBBLICA

LA MAFIA SICILIANA IN ABRUZZO E L'OPERAZIONE "ALBA D'ORO"

Sisma, stessa sequenza del pre terremoto


  Come è ormai consuetudine, il blog ha raggiunto Giampaolo Giuliani per dare una risposta alla fame di notizie che comprensibilmente attanaglia i cittadini abruzzesi, specialmente ogni volta che la terra ricomincia a tremare. Si è creato un enorme interesse intorno alle sue ricerche, e preannuncio che entro qualche giorno sarà disponibile sul blog una ulteriore intervista in cui il ricercatore aquilano, sulla scorta dell'appassionata discussione circa la tecnica di misurazione del Radon che si è sviluppata sul blog - per esempio nel post "Giuliani: INGV in ritardo di 10 anni sulla ricerca" e nel post "Le nuove scosse del 22 e 23 giugno" - si addentrerà con maggiore chiarezza nel funzionamento dei suoi rilevatori. Non mancheranno colpi di scena.

  Mi segnalano da più parti che il sito web dell'INGV da alcuni giorni non riporta più le indicazioni sulla magnitudo delle scosse telluriche abruzzesi. Oggi tra l'altro risulta del tutto irraggiungibile. Solo quattro giorni fa, nel post "L'INGV risponde", Antonio Piersanti - INGV - notava che «tutte le considerazioni quantitative che Giuliani fa sull'attivita sismica di questi giorni provengono dagli apparati di monitoraggio INGV». Ho cercato di mettermi in contatto con Antonio ma non è raggiungibile neppure lui. Che l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sia chiuso per ferie?

  Nel frattempo, Giuliani va avanti. Ecco la trascrizione dell'intervista contenuta nel video.

Claudio Messora: «Giampaolo, che novità?»

Giampaolo Giuliani: «In questo momento, da un po' di giorni la terra sta tremando a una trentina, quarantina di chilometri da L'Aquila, nel territorio compreso tra i monti della Laga e il Reatino. Diciamo che gli epicentri sembrano essere localizzati quasi tutti tra Città Reale e Montereale, quindi interessano i paesi di Borbona, Capitignano etc.. C'è una frequenza molto alta di eventi, per fortuna di piccola intensità. Parliamo di eventi strumentali, settanta al giorno circa e anche più, con dei picchi che arrivano anche a 3.1, 3.2.
 Sembra anche che ci sia un incremento. In realtà noi stiamo monitorando la situazione con il nostro Radon e osserviamo che si mantiene ad un livello simile alla settimana scorsa, intorno al 2.200 di counting rate. E' leggermente in aumento. Mentre i giorni precedenti questo incremento di sismicità era quasi sceso di 500 punti, in questo momento si è rialzato, riportandosi ad una media di 300 punti più su. Questo giustifica la frequenza di eventi che si sta verificando, e tra l'altro come dicevo prima gli eventi che osserviamo non sono localizzati sul nostro territorio, ma in realtà sono distanti tra i 30 e i 40 chilometri da L'Aquila. Bisogna mantenere d'occhio quella zona, perchè se gli eventi dovessero incrementare allora la situazione potrebbe diventare un pochino più seria.»

Claudio Messora: «Noti dei paralleli tra la situazione della successione di eventi di gennaio, febbraio, marzo scorsi e quella attuale?»

Giampaolo Giuliani: «In un certo senso sì, perché negli ultimi giorni questo incremento di eventi sismici, anche se la maggior parte a livello strumentale tra cui alcuni a 3/3.2 che la popolazione riesce ad ascoltare e che incutono un certo timore, sembrebbe avere la stessa progressione. Ciò non toglie che il tutto possa fermarsi prima. Al momento, diciamo che non abbiamo nessuna informazione su un evento molto forte. Però, come tu ben sai, noi riusciamo a prevedere eventi più forti tra le 6 e le 24 ore prima. Quindi, in questo momento [ndr. 30 giugno 2009 ore 14:40], possiamo dire che per le prossime 24 ore osserviamo solo una sequenza sismica con massimo di 3.1 / 3.2. Poi, eventualmente dovessimo osservare qualcosa di più delicato, sarei il primo a mettere in allarme le persone, a dire "state attenti, se doveste ascoltare più di due scosse nello stesso giorno di una certa entità, allora decidete di dormire fuori".»

Claudio Messora: «Avvertiresti anche il blog nel caso di un incremento anomalo delle tue rilevazioni di Radon?»

Giampaolo Giuliani: «Certo, certo! Direi a tutti di prestare molta attenzione alla situazione, perchè in quel caso sarebbe diventata delicatissima. Perché non avvisare le persone e dire di stare molto all'erta? In ogni caso, da qui a 24 ore non ci dovrebbe essere nessun evento catastrofico. Stiamo osservando un leggero incremento di Radon, speriamo che non vada su. Però nei prossimi giorni quello che controlleremo è proprio la soglia, perché un incremento della soglia significa anche un incremento di eventi sismici. Comunque tutte le mattine e tutte le sere mi chiamano un po' da tutto l'Abruzzo per avere le previsioni del tempo.. volevo dire del terremoto.. per cui avrò l'opportunità di allertare un po' tutti quelli che mi chiamano per dire State attenti, State meno attenti, State molto più attenti

Claudio Messora: «Allora ti chiameremo anche noi del blog tutte le mattine così faremo un bel boxettino nell'angolo a destra...»

Giampaolo Giuliani: [ndr: ride] «No, ti prego!»

Claudio Messora: «...scriveremo "Le previsioni meteo di Giampaolo Giuliani"»

Giampaolo Giuliani: «Va bene!»

Claudio Messora: «Ciao Giampaolo, grazie."»

Giampaolo Giuliani: «Ciao.»


SEGNALAZIONI

LA REALTA' PARALLELA - Lettera di Fabrizio Iuliano

  Ciao Claudio,

  sono un ragazzo di L'Aquila, e ahimè sto vivendo in una realtà parallela a quella che molti giovani della mia età vivono. Purtroppo ogni giorno ci sbattono im faccia nuovi problemi legati a questo sisma. Mi paicerebbe che qualcuno parlasse di questi problemi, REALI, visto che l'informazione "pubblica" non ne tratta e si concentra solo su stronzate.
  Berlusconi parla di 15000 persone sistemate in queste casette di legno entro novembre, che per lui sarebbero la totalità degli aquilani. Peccato che noi sfollati siamo molti di più: le cifre dei non agibili si agirano sulle 40000 persone. Significa che a novembre 25000 persone saranno ancora in tenda o in altre destinazioni, ma non nelle loro case.
  Berlusconi ci ha promesso cassa integrazione per liberi professionisti, commercianti e artigiani del centro storico. Io appartengo alla categoria e ancora non vedo un euro, cosi come il bonus di 400 euro a famiglia per pagarsi un affitto ancora non viene dato.
  Poi nel quotidiano la vita non è ripresa affatto come dicono in televisione, perchè molti sono disoccupati e in tenda. Tra l'altro quando dicono che riapre un qualcosa come per esempio una scuola, si è vero: ha riaperto, ma si tratta di una. Molta gente probabilmente non potrà iscrivere i propri figli qui a L'Aquila a settembre, cosi come gli universitari non potranno tornare perche non ci sono posti letto per i fuori sede.
  Se ascolti ogni singolo aquilano ti tira fuori un problema dopo l'altro, cosi come con questo decreto legge sarà impossibile vedere la mia cara piccola città ricostruita.

  cordiali saluti
  Fabrizio Iuliano
dal blog: http://www.byoblu.com/post/2009/06/30/Sisma-stessa-sequenza-del-pre-terremoto.aspx#continue
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domenica, 05 luglio 2009
G8: LE PROMESSE E I TRADIMENTI
Sviluppo, ambiente, salute: le promesse dei "Grandi", tra realizzazioni e tradimenti


E I POTENTI STANNO A GUARDARE

Gli Obiettivi del Millennio fissati nel 2000 e da raggiungere entro il 2015 sono ancora lontanissimi. Nazioni Unite e società civile premono, la risposta tocca al G8. Quale sarà?

Nacque nel 1975 a ranghi ridotti (6 Paesi soltanto), come incontro informale. Obiettivo: permettere alle maggiori democrazie industriali di elaborare politiche comuni in grado di fronteggiare la crisi petrolifera. A 34 anni di distanza si ritrova con molti protagonisti in più, ma ancora una volta con una crisi economica, la più grave dal 1929, da contrastare con vigore. Il G8 dei capi di Stato e di Governo si svolgerà all’Aquila, dall’8 al 10 luglio. È il quinto summit ospitato in Italia, dopo quelli del 1980, 1987, 1994 e 2001. A fronte di spese militari record (1.464 miliardi di dollari nel 2008), non si riesce ad assicurare a tutti cibo sufficiente: le persone che soffrono la fame, oggi, nel mondo sono oltre un miliardo. In questo dossier, realizzato in collaborazione con la Campagna italiana contro la povertà (www.gcap.it), diamo conto dei tanti problemi irrisolti e delle attese di chi non ha voce.

  «Cari signori perché non è cambiato quasi niente? Dovete mantenere le promesse. Avete capito? Se entro il 2015 non è cambiato quelle cose che avete detto non mi fiderò più di voi. Leonardo, IV A». «Cari 8 Grandi della Terra, vi sto scrivendo perché voglio ricordarvi che quando uno firma un patto ci vuole che lo porta avanti. Non ho altro da dire, tanti saluti da Simone». Anche loro lo sanno, sebbene abbiano solo 9 o 10 anni: le promesse vanno mantenute. Leonardo e Simone sono due dei 350 bambini che hanno partecipato all’iniziativa "I Piccoli scrivono ai Grandi", organizzata da Campagna dell’Onu per gli Obiettivi del Millennio, Ambasciata britannica in Italia, Tavola della pace, Coordinamento degli enti locali per la pace.

Gli impegni vanno rispettati. L’hanno scritto in tanti, con le parole e il linguaggio diretto dei bambini. Gli adulti - in questo caso i 10 milioni di sostenitori delle 70 organizzazioni riunite nel Gcap-Coalizione italiana contro la povertà - lo dicono in un altro modo, ma il senso è lo stesso. La società civile, le Ong, il mondo del volontariato, tutti chiedono agli otto Grandi di rispettare quanto si sono impegnati a fare per ridurre il numero degli affamati nel mondo, per scongiurare le catastrofi ambientali legate al riscaldamento del pianeta, per dare a tutti l’inviolabile diritto di curarsi e di andare a scuola, per tutelare le prime vittime della povertà, cioè le donne e i bambini.

Un bambino gioca in un area degradata del Senegal, Paese africano considerato tra i 50 più poveri dell intero pianeta.

Un bambino gioca in un area degradata del Senegal, Paese africano
considerato tra i 50 più poveri dell intero pianeta (
foto AP).

Genova 2001, l’Aquila 2009. Dopo otto anni il summit torna in Italia. Se il G8 di Genova fu assediato dai manifestanti e dal clima di violenza, quello dell’Aquila sarà simbolicamente assediato dalla richiesta assillante di ottemperare agli impegni presi nel 2000 contro la povertà, a partire dagli otto Obiettivi del Millennio, da realizzare entro il 2015, e dalle promesse fatte all’Africa più povera nel G8 del 2005 (e sempre confermate nei successivi). Impegni presi anche da molti altri Paesi, ma di cui gli otto dell’Aquila portano gran parte della responsabilità.

«Perciò abbiamo espresso tutto ciò nell’immagine e nello slogan della campagna: Press the G8, cioè "Facciamo pressione sul G8". Il ritardo è fortissimo», dice Marta Guglielmetti, responsabile per l’Onu della Campagna del Millennio in Italia. «Basti pensare che uno degli obiettivi principali è quello di dimezzare la povertà, cioè ridurre il numero dei poveri da 800 a 400 milioni. Invece, un anno fa erano ancora cresciuti, superando i 900 milioni. La crisi alimentare e finanziaria dei mesi scorsi ne ha ricacciato nella miseria altri 100 milioni, sfondando per la prima volta il tetto del miliardo. Un sesto dell’umanità. Eppure temiamo che all’Aquila il prossimo luglio gli otto Grandi cercheranno di sottrarsi ancora una volta alle loro responsabilità».

Tabella: gli impegni non mantenuti - Nel 2005, i Paesi del G8 avevano promesso 50 miliardi di dollari in più all anno all Africa: i due colori indicano i fondi garantiti a parole e quelli realmente elargiti. promessi Aiuti stanziati

La crisi e i tagli agli aiuti

Le richieste presentate al G8 da questo vasto cartello di realtà della società civile sono diverse. Di alcune, fra le più importanti (sicurezza alimentare, cambiamenti climatici, salute), racconteremo nelle pagine seguenti. Ma ciò che oggi accomuna un po’ tutte le emergenze è la crisi economica mondiale. C’è il timore che si traduca in un taglio dell’aiuto internazionale ai Paesi del Sud del mondo. Che farebbe precipitare ulteriormente la situazione.

«Non solo i finanziamenti diminuiscono», aggiunge Guglielmetti, «ma la crisi porterà a una riduzione del Pil, cui è legata la quota dell’aiuto pubblico - lo 0,7 per cento al quale i Paesi donatori si sono impegnati - con un ulteriore calo dei fondi. Per di più si stanno riducendo le rimesse degli emigranti, cioè i soldi mandati a casa da chi è venuto a lavorare nei Paesi ricchi; e si contraggono le importazioni dei Paesi industrializzati da quelli poveri. Tutti fattori che aggravano la crisi e che richiedono quindi una maggiore attenzione dei Paesi ricchi verso i più poveri».

Tabella: 1,017 miliardi di affamati - La mappa della malnutrizione: il numero dei poveri nelle diverse aree del mondo (in milioni).

La copertura dei paradisi fiscali

«Perciò», spiega Sergio Marelli, portavoce del Gcap, presidente dell’Associazione delle Ong e direttore di Focsiv, «noi diciamo che dobbiamo fare ora lo sforzo di investire in cooperazione, perché così si possono frenare gli effetti devastanti della crisi. Ma l’aiuto pubblico non basta. È necessario cambiare alcune "regole del gioco". Le speculazioni finanziarie hanno moltiplicato l’effetto della crisi, provocando l’innalzamento ingiustificato dei prezzi. E sappiamo pure che l’economia mondiale è "truccata" dall’evasione fiscale, che usa la copertura dei paradisi fiscali: 860 miliardi di dollari l’anno scompaiono nel nulla, tornando illecitamente dal Sud del mondo al Nord».

Servono più risorse. Ma non basta, occorre anche ripensare il sistema globale dell’economia. «Per esempio», sottolinea Antonio Tricarico di Mani tese, «occorre sostenere l’agricoltura dei Paesi poveri. Non solo con le infrastrutture, ma anche smettendo di sovvenzionare le esportazioni dei nostri prodotti nel Sud del mondo e permettendo ai contadini di raggiungere i rispettivi mercati locali e di poter contare su nuove tecnologie semplici ed efficaci».

Ora le risposte toccano al G8. Risposte dalle quali dipendono i destini di milioni di persone. «C’è da fidarsi?», si chiede Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. «Se guardiamo alle premesse, direi di no: lo sapete che l’organizzazione del G8 costerà all’Italia una cifra maggiore dell’intero ammontare dei fondi destinati dal Governo alla cooperazione?».

Luciano Scalettari
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domenica, 05 luglio 2009
INTERVISTA
PARLA IL CARDINALE OSCAR RODRIGUEZ MARADIAGA


IL MONDO DEGLI ALTRI

«Ai vari summit del G8 i grandi della Terra si occupano dei propri interessi. Ma chi si occupa del "G168", vale a dire di tutte le altre nazioni?».

Sul suo capo pende una condanna a morte. I narcos del Centro America, la mafia internazionale che gestisce il più importante business illegale del mondo, hanno deciso che il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras, e presidente della Caritas internationalis, deve morire, perché ha parlato chiaro e ha detto che «il narcotraffico è il più grande flagello dell’America centrale e latina». Foto AP.

Ha viaggiato senza scorta, ha attraversato l’oceano col cuore in ansia per venire a Torino a raccontare ai delegati della Caritas italiana, che «il vecchio sistema economico basato sulla cieca cupidigia» va cambiato. Traccia la mappa di un mondo che non ha centrato uno solo degli Obiettivi del Millennio per la riduzione di fame e povertà. Nonostante in Honduras soffiassero venti inquietanti, sfociati nel più drammatico degli sviluppi – il golpe che ha destituito il presidente Manuel Zelaya – non ha voluto perdere l’occasione di parlare di crisi e povertà nel Paese che tra pochi giorni ospiterà il G8, prima di ritornare immediatamente nel suo Paese.


Partiamo da qui, eminenza, dal G8.

«Mi lasci osservare che la riduzione del 56 per cento dell’aiuto allo sviluppo che il vostro Governo ha previsto per il 2009 non è affatto un buon segno per il summit del G8. Ma la compagnia è assai ampia: solo cinque Paesi al mondo hanno raggiunto l’obiettivo dello 0,7 per cento del reddito da destinare ai Paesi poveri preso 40 anni fa. Ai G8 i grandi della Terra si occupano solo dei propri interessi. Io domando chi si occupa del G168, cioè tutte le altre nazioni».

Cosa teme?

«Senza giustizia sociale non c’è pace. Temo nuovi conflitti. Nell’agenda dei leader c’è solo la crisi delle grandi multinazionali dell’industria e della finanza. L’unico che parla un linguaggio diverso è Benedetto XVI. Aspettiamo con ansia la sua enciclica sociale».

Secondo lei sono stati stanziati troppi fondi per le banche e le aziende?

«Solo il Governo americano ha previsto 800 miliardi di dollari, somme enormi gettate in un barile senza fondo. Non so dove arriveremo. Ma il punto, in realtà, non è questo».

E allora qual è?

«Non sono stati cambiati gli uomini che hanno provocato e non hanno previsto la crisi. Adesso la gestiscono e stabiliscono come uscirne. Così non funziona. Anche i ministri dell’Economia sbagliano. Si concentrano solo a mettere in ordine i sedili sul ponte del Titanic, senza riparare gli squarci dello scafo. E così la nave affonda».

Quindi l’errore non è stato commesso solo dalle banche?

«No. È l’intero sistema economico che non funziona più e la responsabilità maggiore è dei Governi, che sapevano. Oggi dovremmo tutti avere la saggezza di eleggere Governi che si distinguono perché risolvono i problemi della maggioranza della gente, cioè dei poveri».

Anche Obama sbaglia?

«Obama ha detto molte cose nuove e positive in campagna elettorale. Ma quando è arrivato al Governo anche lui ha dovuto fare i conti con diversi interessi e fatica a raggiungere i suoi obiettivi ideali. Tuttavia ritengo che Obama ce la farà a cambiare qualcosa, perché ha buone intenzioni. Al recente vertice di Trinidad sull’America latina ha dimostrato un atteggiamento nuovo degli Stati Uniti. Per ora Obama sembra una voce che parla nel deserto. Ma vedo sempre più persone che lo ascoltano».

Ha parlato anche di riduzione della spesa mondiale per gli armamenti.

«Il problema sono gli Stati Uniti, che spendono più di tutti. Ci vuole qualcuno che dia il buon esempio. Non sarà facile, perché l’industria militare non vede mai crisi, nemmeno, mi lasci dire, in tempi di crisi. È un business molto prospero e molto triste, fonte di scandali enormi e non solo morali, costruiti sul segreto e sulla mancanza di trasparenza. Non sono molto ottimista».

Chi soffre di più oggi?

«Naturalmente l’Africa. Il 70 per cento del denaro per la sanità arriva da donatori esterni. Se si tagliano gli aiuti si sacrificano vite umane. Ma è solo un esempio. L’Africa sembra interessare solo alla Chiesa. Il Papa è stato una settimana in quel continente, nessun altro leader viaggia per l’Africa. La Chiesa cattolica dedica un Sinodo all’Africa a ottobre. Il resto del mondo ha deciso di abbandonarla al suo destino di morte. Bisognerebbe non dimenticare. Ma non è così ed è un bel guaio».

Chi ha l’atteggiamento giusto?

«Il Papa e Obama. Sono uomini che dialogano e non dividono il mondo in bianco e nero, ma sanno riconoscere le diverse altre tonalità. Obama ha proposto nel discorso del Cairo un atteggiamento nuovo. Non ha mai pronunciato la parola terrorismo. Oggi chi dialoga è un genio».

Dove funziona finora?

«In America latina. Noi eravamo ignorati da Bush. Oggi c’è un nuovo dialogo, anche se non tutto va bene. C’è chi tenta di riciclare un vecchio modello ideologico, anche se lo chiama socialismo bolivariano. Non è comunismo, ma solo capitalismo mascherato, perché a pagare sono sempre i poveri».

C’è solo Chavez e il Venezuela che la preoccupano?

«No. Mi preoccupa il ritorno al pensiero unico, che è un nuovo stile di dittatura. Mi preoccupano gli eccessi infamanti contro la libertà di stampa».

L’Iran?

«Temo che sia sangue versato inutilmente. Ma la repressione alla fine perderà. In gioco ci sono interessi strategici, più il petrolio che la questione del nucleare, ma su questo si preferisce stare zitti. Tra Teheran e Caracas, due Paesi petroliferi strategici, ci sono voli diretti. Servono per trafficare denaro e armi. Ma nessuno ne parla».

Chavez non sarà contento.

«Io sono abituato a parlare chiaro. L’ho fatto anche sullo Zimbabwe circa la repressione del presidente Mugabe e non mi hanno dato più il visto».

La questione ambientale torna nell’agenda internazionale.

«Deve tornare. Nel prossimo vertice internazionale dell’Onu, a Copenaghen a dicembre, è necessario trovare un accordo radicale sulla giustizia climatica: chi inquina deve pagare. Non è moda ecologica perché in gioco c’è la sopravvivenza del mondo. E le Chiese cristiane stanno in prima linea perché sono fedeli alla creazione».

L’acqua è il problema primario?

«Certamente. L’acqua deve essere considerata un diritto. Non si possono privatizzare l’acqua e le fonti, perché sui diritti umani non si deve negoziare. Ci accusano di essere sovversivi quando parliamo di queste cose. Prima dicevano che eravamo comunisti, ma oggi il comunismo non c’è più. Su queste cose non si può scherzare».

Anche quando la Chiesa difende gli immigrati finisce sul banco degli imputati.

«Ogni nazione ha il diritto di approvare le leggi che vuole. Ma deve rispettare i diritti dell’uomo. Se si alzano muri non si risolve nulla. L’unico modo di fermare l’immigrazione illegale è aumentare gli aiuti allo sviluppo. Il contrario di quanto ha fatto il vostro Paese».

I muri non provocano più scandalo.

«Purtroppo è così. Il muro di Berlino era uno schiaffo alla libertà. Il muro in Palestina lo è altrettanto, uno scandalo di cui nessuno parla. Solo il Papa lo ha fatto. Evidentemente c’è una doppia morale. I palestinesi soffrono ed emigrano. Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono un esempio di ingiustizia. Da 60 anni i palestinesi nascono e crescono in campi di concentramento. Ma si parla solo dei lager nazisti. Obama ha ragione quando dice che la soluzione è solo quella di due Stati. Ma due Stati che si rispettino a vicenda».

La Cina oggi ha in mano le chiavi dell’economia mondiale. Lei teme il turbocapitalismo cinese?

«Io temo tutte le economie che fanno leva sulla speculazione finanziaria. Pechino tiene in pugno molte economie, a cominciare da quella americana. Finora il mondo ha guardato alla Cina come a un paradiso dal punto di vista finanziario. Io mi permetto di avvisare di stare attenti alle pentole a pressione, perché qualche volta possono esplodere. E oggi il mondo è più convinto che la libertà sia il bene più prezioso. La crisi e la recessione stanno convincendo tutti che non si può guadagnare senza limiti. Il guadagno deve avere limiti, altrimenti provoca l’impoverimento di altri, i quali prima o poi presenteranno il conto. Invece si possono stabilire guadagni equi, senza prendere per la gola i poveri e senza imporre una limitazione della libertà».

Alberto Bobbio

 

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da famigliacristiana.it



postato da: kim189 alle ore 19:17 | Permalink | commenti
categoria:politica, diritti civili, dove va il mondo
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